Solo la credibilità
genera fiducia

 

di Michaela Sapio

“L’indipendenza del giudice non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrificio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza , nella chiarezza e linearità delle sue decisioni , ma anche nella sua moralità , nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio (… ), nella rinuncia al desiderio di incarichi e prebende specie in settori che per la loro natura o per le implicazioni (…) possono produrre il germe della contaminazione e il pericolo della interferenza: l’indipendenza è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni e in ogni momento della sua attività … “ (Rosario Livatino, 1984)

Sgomenta, mi lascio accarezzare dalla nebbia che avvolge i miei pensieri, mentre provo con le parole a dare corpo alle mie idee e nel contempo a far fluire i pensieri attraverso le parole. Non si indossa la toga per caso… Non per caso, ti innamori di una Idea, accogli un Sogno e combatti per realizzarlo e, quando finalmente si fa Realtà, sei grata alla Provvidenza per aver ricevuto il Dono della perseveranza. Ma cosa era quella Idea? C'è una sola Idea di Magistrato? O ve ne sono tante a seconda delle epoche storiche, delle sensibilità culturali, del rapporto con gli altri poteri dello Stato e con il popolo? Credo che l'Idea di Magistrato riposi essenzialmente nella Fiducia pubblica cioè nell’affidamento del popolo nell’agire dell’ordine giudiziario e nella giustizia delle sue decisioni, ma essa non è un dogma assoluto, immutabile, bensì un imperativo morale da adempiere e un valore democratico cui tendere, dunque da costruire, conservare, difendere contro le tempeste “stagionali”.

Sennonché, l’Idea di Magistrato si nutre della sua Immagine che altro non è se non il riflesso delle sue decisioni, parole e comportamenti, anche fuori dell’ufficio giudiziario, e si condensa nella Apparenza della funzione giurisdizionale. Apparenza e fiducia dunque. La fiducia pubblica richiama il concetto anglosassone di Accountability: il magistrato deve dare conto, deve rispondere delle sue azioni dinanzi al popolo che ad esso rivolge le sue istanze di giustizia e vi si affida. La responsabilità del Magistrato, dal canto suo, evoca l’Indipendenza in essenza e apparenza.

Come ha ricordato il Consultive Council of European Judges del Consiglio d’Europa, l’autorità giudiziaria si esercita in nome del popolo e del primato del diritto e la Magistratura deve dare conto del suo operato dinanzi agli altri poteri dello Stato e alla società nel suo insieme dell’uso che fa del suo potere e delle prerogative di indipendenza, tutelate dalle carte costituzionali degli Stati membri. L’indipendenza del giudice si fa non solo nel suo sapere tecnico rinforzato da una formazione adeguata, nella trasparenza delle sue condotte e nella correttezza delle sue decisioni, ma anche nel suo equilibrio personale, nella capacità di ascolto delle parti e nella sua integrità morale, prerogative e doveri , il cui assolvimento è di importanza cruciale per la credibilità della Giurisdizione e del suo agire, sia a livello interno sia a livello internazionale e per la stessa tenuta dello Stato di diritto. Nella giurisprudenza della Corte Edu, centrale è il principio convenzionale del Fair Trial di cui all’art. 6 della Cedu, a mente del quale “Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale, costituito per legge, il quale sia chiamato a pronunciarsi sulle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile o sulla fondatezza di ogni accusa penale formulata nei suoi confronti”, che si declina anche come indipendenza e imparzialità del giudice ed è servente rispetto alla preminenza del diritto (Rule of law). La Corte ha, infatti, a più riprese chiarito che il rispetto da parte degli Stati dell’indipendenza dei tribunali nazionali va vagliato alla luce di tre parametri, tra i quali, oltre al rilievo delle procedure di nomina e di durata del mandato e dell’esistenza di sufficienti garanzie contro pressioni esterne; spicca l’esistenza di una apparenza di indipendenza: assume, dunque, importanza nodale anche nella giurisprudenza sovra-nazionale il rilievo della fiducia che, in una società democratica, i tribunali devono ispirare nel pubblico e, soprattutto per ciò che concerne i processi penali, nell’imputato (cfr. Cedu, Sabiner vs. Turkey, 25.9.2001, appl. Nr. 9279/95).

L’attuale drammatica stagione della magistratura italiana, nel ritratto a tinte fosche che emerge dalla testimonianza di un ”sistema” fatto di logiche spartitorie, di collateralismi con la politica, di ambizioni carrieristiche ed egoistiche , di attentati alla indipedenza dei singoli magistrati “scomodi” pone urgenti, almeno, due questioni: il recupero della credibilità e del prestigio della giurisdizione e la costruzione di progetti di riforme sia ordinamentali sia processuali per “uscire” dalla crisi. Il dibattito ferve ma non si può, a mio avviso, prescindere da un primo indefettibile step costituito, da un canto, dall’accertamento rigoroso e celere della Verità per l’affermazione delle responsabilità individuali e, dall’altro, dalla corretta veritiera documentata ricostruzione degli eventi di questa dolorosa fase della storia della magistratura italiana, anche in una prospettiva di analisi delle cause delle degenerazioni morali e culturali che hanno riguardato alcuni segmenti deviati della magistratura e delle istituzioni.

Nel contempo, ancorché sia innegabile che tali odiose deviazioni siano circoscritte ad una parte della magistratura, distante da quella ben più cospicua di magistrati, lavoratori silenziosi, appassionati, scevri da ambizioni carrieristiche, troppo impegnati a “spalare” fascicoli per occuparsene, purtuttavia, proprio la emersione pubblica e la risonanza mediatica dei gravissimi fatti narrati, ha indotto semplificazioni, generalizzazioni, strumentalizzazioni più o meno parziali che hanno offuscato l’Immagine dell’ordine giudiziario e minato la Fiducia pubblica in esso, complice anche una parte politica e una certa stampa, aggravata dalle divisioni intestine alla stessa magistratura associata.

Le nubi che si sono addensate sulla magistratura e le sue istituzioni chiama tutti i magistrati a porre domande e a dare risposte. Spetta a tutti noi magistrati, fedeli alla Costituzione, dare l’esempio attraverso un uso rigoroso e gentile delle parole e dei comportamenti, che neutralizzino facili generalizzazioni, faziose strumentalizzazioni o comode demonizzazioni. Agogno una comunicazione corretta, veritiera, continente, sia dei magistrati verso i magistrati, perché -ad esempio- sulle mailing list o altrove non si assista a un osceno teatro di reciproci j’accuse, dove i capponi di manzoniana memoria si beccano spietati ma nessuno comunica davvero, ovvero -ancora a titolo esemplificativo- i procuratori siano rispettosi dell’operato dei giudici anche quando questi li abbiano smentiti e viceversa, sia, ancora, dei magistrati all’esterno e verso la società civile, poiché le decisioni devono essere trasparenti ed accessibili al cittadino “utente” affinché esso possa comprendere i contenuti e, soprattutto, i tempi della risposta di giustizia.

Agogno comportamenti permeati di una sacra indipendenza che si sostanzi, in particolare, in coerenza istituzionale e personale, nel profondo rispetto della toga che si indossa, non mero abito estetico, ma habitus morale e mentale perché, ad esempio, provoca sconcerto che talune condotte offensive, anche del comune senso di decoro, come quelle di cd. self-marketing, vieppiù ove poste in essere da magistrati, siano con una contestata direttiva della Procura generale della Cassazione, escluse dall’ambito del disciplinarmente rilevante, mentre siano gravemente sanzionate dall’organo di autogoverno, ove siede di diritto anche il titolare dell’azione disciplinare. Ciascun magistrato, nel proprio ruolo giudiziario, associativo, istituzionale, si adoperi con azioni concrete, secondo la propria competenza, sia per accertare, con rigore e pari dignità, quelle condotte che siano apparse lesive dei doveri di indipendenza dell’ordine giudiziario e censurabili su almeno cinque differenti piani, penale, deontologico, professionale, disciplinare e civile, sia per porsi in una logica di discontinuità con il passato, poiché non si tratta solo di restituire la credibilità e il prestigio dell’ordine giudiziario alla Luce che merita, ma anche di tutelare la legalità e i diritti dei cittadini che chiedono risposte corrette e celeri alle proprie domande di giustizia. Partiamo da noi per restituire alla sua purezza originaria l’idea di Magistrato, perché non a noi, umili servitori dello Stato, spetta esibirci, a noi spetta solo applicare la legge e giudicare secondo legge i comportamenti e i fatti, in dolorosa e silenziosa solitudine, perché siano le decisioni a parlare ai cittadini.
 
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