Siamo Soli...

 

di Alessandra Navarra


"Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole : ed è subito sera"... quando lessi questa poesia mi sentii meno sola ... C'era una volta una bambina infelice che ogni sera, prima di addormentarsi, pregava così: " Dio, ti prego, fammi morire e ritornare da Te". Ed ogni mattina, svegliandosi nel suo letto, doveva affrontare la realtà di essere ancora viva e di dover sopportare il suo sentirsi sola, triste, confusa e disperata sempre più, poiché nemmeno Dio l'amava e la voleva salvare da tanto dolore e male di vivere. Chi l'aveva generata le ripeteva spesso tra i denti che era nata sbagliata, cattiva. I fratelli erano infastiditi da questa sua presenza ingombrante ed accentratrice di attenzioni, seppure non amorevoli e per lo più punitive, per il suo stare sempre male fisicamente ed emotivamente.

Quella bambina crebbe con il desiderio di fuga da quel nido pieno di spine e l'occasione si presentò quando qualcuno le chiese di sposarla. Allora lei si illuse che rispondendo di sì avrebbe cambiato le sorti del suo vivere in cattività. Ma durante la luna di miele si accorse che dalla padella era caduta nella brace. Incominciò a vivere e sperimentare un'altra forma di solitudine, quella di chi si illude di riempire con un altro la propria solitudine per non percepirla più... Così incominciò presto a voler fuggire anche da quest'altra prigione, a cercare rimedi e palliativi per non soffrire più, ma aveva sempre questo senso di solitudine che l'attanagliava impedendole di respirare pienamente e di dire Sì alla vita. Poi iniziarono gli incontri importanti durante il sonno ed il suo sognare. Il primo che narrò a me, amica del cuore e per la pelle, fu quello in cui vide un essere con i capelli lunghi, biondi e ricci che, guardandola intensamente, aveva alzato la testa al cielo ed aveva espresso una risata cristallina, simile ad una cascata sorgiva di acqua pura. In questo suono prorompente che l'aveva penetrata, lei udì queste parole : " non piangere più, poi proverai una gioia irrefrenabile che ti farà ridere a squarciagola di tutto questo". La mia amica avrebbe voluto trovare riscontro subito a quella promessa notturna ma non era ancora il tempo. Si susseguirono le delusioni al suo desiderio di incontrare l'Amore, quello che sperava avrebbe spazzato via quel sentire essere sola al mondo, fuori posto, non meritevole di vivere ed essere felice. Il suo viaggiare nel mondo fu travagliato e pieno di cadute, la stanchezza nel procedere aumentò con tanti momenti in cui si rifiutò di continuare, un po' come faceva da bambina ma senza più pregare Dio, tanto "Lui non l'amava, non l'aveva mai amata e non l'avrebbe ascoltata". Ciò che dicevano i credenti e i cristiani di Lui, valeva per tutti gli altri, ma non per lei che era una "bimba cattiva".

Una notte però fece un sogno che la segnò e le mutò i pensieri. Raccontò : "Mi vidi in una radura boschiva, nei pressi c'era una specie di astronave semi sospesa dal suolo, che emanava luce e mi attirava come una calamita...mi avvicinai e sentii provenire dall'interno di essa una voce forte e chiara che mi disse che ero sempre libera di decidere se rimanere o andare via dalla Terra, che in quella strana cosa sospesa nel vuoto c'era Chi mi amava e che, se avessi scelto di restare, mi sarei potuta recare lì tramite il desiderio, ogni volta che avrei avuto necessità di abbeverarmi alla fonte di Amore". Dopo questo sogno la vidi cambiare...era un tempo in cui meditavamo spesso, oltre a fare insieme esperienze di preghiera comunitaria. Fui profondamente colpita quando, dopo una meditazione in cui fummo guidate a chiedere chi fossimo agli occhi di Dio, lei condivise lo stupore pieno di gioia nell'aver udito queste parole: " Tu sei Amore ed Io ti amo".

Il senso di solitudine da quel momento subì un altro colpo mortale...lei incominciò a ricercare occasioni, tempi e spazi, proprio di quella solitudine da cui era fuggita fino ad allora, ed anche di un silenzio assoluto, con il desiderio di udire di nuovo quella Voce. Incominciarono così gli anni d'oro per entrambe ( eravamo come sorelle siamesi e la gioia dell'una diventava quella dell'altra), quegli anni i cui mesi furono scanditi da piccoli e grandi ritiri di Silenzio con un sacerdote fuori dagli schemi, un ponte che ci fece intravedere un'altra riva possibile, lussureggiante, e che poi ci sospinse a raggiungerla attraverso l'immersione nel silenzio, lo svuotamento, il respiro, l'ascolto, l'incontro con il vuoto, il nulla che siamo, il Tutto che ci contiene...

Quel sacerdote, Paolo, ci ha aiutati a non temere ed a permettere alla solitudine di diventare totale, a lasciare che toccasse gli abissi più profondi del nostro essere, a diventare infine Solitudine noi stessi. Così ora siamo consapevoli che ogni momento d'estasi è accaduto e accade sempre e solo nella nostra intima solitudine, che non ha nulla a che vedere con l'isolamento. Anche nell'isolamento che in questi tempi ci viene proposto e imposto sempre più per il nostro "bene" , possiamo andare oltre i limiti e le costrizioni materiali, trasmutandone gli effetti deprimenti, scoprendo altre sponde e rive senza rimanere annichiliti e immobilizzati per la paura dei marosi e delle ondate annunciate a tambur battente, ondate narrate essere sempre più pericolose e assassine con una morte mostrata nella sua veste più terrorizzante, quella di una crudele orrenda figura con una falce tra le mani, pronta a colpire chiunque e ovunque. La paura di morire non ci sta facendo più Vivere e di fatto molti stanno morendo lentamente rinunciando a vivere per non morire.

Una consapevolezza, anzi due, potrebbero salvarci e fungere da salvagente durante la tempesta di questo mare : la prima è che la morte in quella veste non esiste, è solo un passaggio per Ritornare a Casa ed è dolce se non la temiamo e la combattiamo strenuamente; la seconda è che non siamo soli Mai, anche se potrebbe sembrare...
'è una bellissima leggenda degli indiani Cherokee riguardo il diventare adulti: "Il padre porta il figlio nella foresta, gli mette una benda sugli occhi e lo lascia lì da solo. Il giovane deve rimanere seduto su un tronco tutta la notte senza togliere la benda finché i raggi del sole non lo avvertono che è mattino. Non può e non deve chiedere aiuto a nessuno. Se sopravvive alla notte, senza crollare, sarà un UOMO. Non può raccontare della sua esperienza ai suoi amici o a nessun'altro perché ogni giovane deve diventare uomo da solo. Il ragazzo è chiaramente terrorizzato … sente tanti rumori strani attorno a lui. Ci sono senz'altro bestie feroci che lo circondano. Forse anche degli uomini malvagi che possono fargli del male. Il vento soffia forte tutta la notte e scuote il tronco su cui è seduto ma lui va avanti coraggiosamente, senza togliere la benda dagli occhi. In fondo, è l'unico modo per diventare uomo! Finalmente, dopo una notte terrificante, esce il sole e si toglie la benda dagli occhi. Ed è così che si accorge che suo padre è seduto su un altro tronco al suo fianco. È stato di guardia tutta la notte proteggendo suo figlio da qualsiasi pericolo. Il padre era lì, anche se il figlio non lo sapeva." Anche noi non siamo mai soli.

Nella notte più terrificante, nel buio più profondo, nella solitudine più completa, anche quando non ce ne rendiamo conto, il Padre non ci abbandona mai, e fa la guardia … seduto sul tronco a fianco a noi... Cerchiamo di essere e rimanere Vivi finché la nostra anima non si ricongiungerà con Colui che è Amore e Giustizia, in piena apertura di coscienza e realizzazione di Figli amati e prediletti. Siamo Soli... che splendono, riscaldano e illuminano, irradiando letizia e gioia di Vivere, in una Solitudine che si fa soffusa e ineffabile quando siamo a nostro agio in sua Presenza.
 
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