L'insostenibile bellezza

delle donne

 

di Mara Fortuna

C’è un aspetto della bellezza, non il più importante dal punto di vista dell’Estetica, o di quello che noi mortali riusciamo a capirne, ma importante, anzi, a mio avviso, imprescindibile, dal punto di vista sociale. Si tratta della bellezza femminile – cosa si intende per. Da sempre, mentre la bellezza maschile viene celebrata per l’armonia delle forme, l’equilibrio dei rapporti tra le varie parti del corpo, quella femminile, quando non è angelicata, e quindi resa meno corporea, porta in sé un elemento di inquietudine e smarrimento. Ma in cosa la bellezza femminile è diversa dalla bellezza maschile, se lo è?

Qualche differenza deve esserci, altrimenti alcune cose non si spiegherebbero. Ad esempio: qualcuno ricorda di una guerra terribile, lunga e sanguinosa, scoppiata per la bellezza di un uomo? Non credo. Invece, incisa nella nostra memoria, direi nel nostro DNA di occidentali, c’è la guerra di Troia che, nel racconto tradizionale, scoppia a causa della bellezza di Elena, ancora chiamata Elena di Troia e non di Sparta, città di cui era regina (ma per questo cercate su youtube il video della bella conferenza di Elsa Garzone https://www.youtube.com/watch?v=tY6dBkNobE0 ). La bellezza femminile, quindi, scatena desideri inconfessabili, porta alla perdizione, è foriera di distruzione e disastri.

Altro esempio: pare che San Giacomo eremita, preso da passione per una donna che aveva liberato dalla possessione diabolica, l’abbia uccisa, gettando il cadavere in un fiume, per espiare poi il proprio peccato (quale? la lussuria o l’assassinio?) trascorrendo il resto della vita in una tomba. Forse non è una storia vera, ma è certamente una storia emblematica per quello di cui qui si vuole scrivere: quando l’uomo (anche santo) prova una forte attrazione, che giudica peccaminosa, attribuisce l’origine del suo male alla persona che la suscita e pensa di liberarsi della sua “malattia” eliminando la persona. Non diversamente dai femminicidi di oggi: l’assassino pensa di liberarsi dalle sue ossessioni cancellando la donna che secondo lui le causa (e i sistemi di cancellazione, oltre all’assassinio, sono tristemente noti: acido, fuoco ecc.). La bellezza femminile sembra essere esclusivamente questa: quella che suscita desiderio nell’uomo. Quindi la donna bella è giovane e, a seconda delle epoche e delle mode, grassa o magra: comunque adatta alla riproduzione.

Se è vero che la bellezza è negli occhi di chi guarda, in questo caso lo sguardo è del maschio etero, l’unico, evidentemente, che ne ha diritto. È suo anche lo sguardo sugli uomini, la cui bellezza si incarna in corpi armoniosi, un tripudio di muscoli ben torniti, forse anche attraenti sessualmente per uomini e donne, ma in essi non c’è traccia di inquietudine né di peccato.

In realtà i secoli passati ci hanno consegnato una sconfinata varietà di immagini femminili, dove la bellezza così intesa è solo uno tra i diversi tipi possibili. Verrebbe da dire che dall’800 ad ora si siano fatti molti passi indietro. Nella nostra realtà contemporanea, nel nostro Belpaese, la bellezza delle donne è solo una: la donna bella è giovane, magra, desiderosa di sedurre. Di qui ecco comparire sugli schermi e sui monitor una moltitudine di giovani donne che si somigliano in maniera allarmante, al cui modello si conformano anche molte serie professioniste della comunicazione: hanno “trucco e parrucco” curati da specialisti, abiti spesso attillati e ammiccanti e, immancabili, i tacchi a spillo. Le “vallette” delle varie trasmissioni potrebbero essere intercambiabili tanto sono simili e sono spesso, diversamente dagli uomini presenti, abbastanza scoperte, tanto da dare l’impressione che donne e uomini si trovino in emisferi differenti, con stagioni diverse, gli uni in inverno e le altre in estate.
Ma ci può essere vera bellezza nell’omologazione? È questa la bellezza che nutre l’eros? O non è piuttosto l’esatto contrario di quello che afferma di essere? La bellezza e l’eros sono strettamente collegati, ma non solo nel senso unidirezionale, banalmente inteso, della donna che seduce l’uomo con la sua bellezza. L’eros, e la bellezza, sono parti fondamentali della nostra vita. Che vita avremmo se non sapessimo innamorarci di uno spettacolo naturale, di un verso, di un dipinto, del volto di un vecchio incontrato in viaggio? C’è una paurosa povertà culturale ed emotiva (due cose che procedono di pari passo) nell’ attribuire qualità erotiche solo a un corpo femminile standardizzato. I fruitori dei social, gli spettatori TV, se non hanno altre risorse (e sempre meno sono le persone, giovani e meno giovani, che le hanno), ne trarranno una visione limitatissima e distorta. Il loro stesso desiderio verrà manipolato e indirizzato in maniera univoca su un modello, che, proprio perché è tale, sarà necessariamente inadeguato.

Credo che chiunque abbia studiato letteratura o arte o musica, sappia bene che è proprio nella deviazione dalla norma, dallo schema, dalla ripetizione, che si realizza bellezza. In ogni opera d’arte c’è un’aspettativa che viene tradita, solo per rilanciare il gioco, per guardare oltre e più in alto. E la bellezza non è solo armonia, non è solo perfetto equilibrio. C’è bellezza anche nella disarmonia, nello squilibrio, nella dissonanza. “Perché nulla è il bello, se non l’emergere del tremendo” scriveva Rilke nella prima elegia duinese. La bellezza è molto più e molto oltre, sfugge ogni semplificazione.

Al contrario è proprio nella ripetizione di un modello, nella copia pedissequa, che non c’è traccia di bellezza. Come può la bellezza delle donne essere ridotta alla copia conforme di uno stereotipo? Come si può accettare che la seduzione sia unidirezionale e affidata da tutte indistintamente alle stesse caratteristiche, a un modello di disponibilità che significa anche debolezza, fragilità, disponibilità ad essere dominate (provate a correre con i tacchi a spillo)? Non si tratta solo delle conseguenze che ha sull’immaginario collettivo l’adozione di questo particolare modello, ma dell’impoverimento causato dall’omologazione. Innanzitutto si tratta di un modello pericoloso, perché alimenta uno sguardo sulla donna che la vede come oggetto, non come soggetto, del desiderio: è lo sguardo che sostiene da secoli maschilismo e patriarcato. Secondo questo schema la bellezza femminile è tale solo in funzione del desiderio maschile ed è per ciò stesso attraente e inquietante (per l’uomo etero: vuoi vedere che perde il controllo travolto dalla passione? E magari si accorge di essere dipendente da un altro essere umano?). Il fatto che il modello sia unico, poi, riduce le prospettive, chiude l’orizzonte, seppellisce l’immaginazione, mette una pietra tombale sulle infinite possibilità dell’eros, affidandone il monopolio a una sola . La bellezza delle donne, come quella degli uomini, non ha età né forma prestabilita, brilla di tutti i colori dell’iride, si coniuga in ogni tempo e si declina in infiniti casi. Ma questo, forse, per qualcuno è insostenibile.
 
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