La salute, la morte, l'amore.

 

di Gennaro Pagano


"Uomini e donne credevano nei profeti. Adesso si crede negli uomini di Stato” (Prose evangeliche, in Opere, Milano, 1975, p.203). Arthur Rimbaud, con questo verso, appare più che mai oggi il veggente che profetizza sulla profezia. Siamo abitanti infatti di uno spazio/tempo complesso in cui facilmente ci si perde nei meandri delle tesi specialistiche, dei risvolti tecnici e dei pareri degli iper-esperti, i quali sembrano avere l’ultima parola su tutto.

Eppure la pandemia, che ha evidenziato tale complessità più che mai, con i suoi risvolti culturali, psicologici, spirituali e sociali, sta mettendo totalmente in crisi la cultura occidentale contemporanea che, vedendo crollare anche l’ultimo dogmatismo, quello scientifico (come ogni dogmatismo, colluso non di rado con interessi parziali), sembra smarrita e orfana di uomini e donne capaci di profetare insieme, cioè di essere avanti, di condurre oltre il particolarismo per indicare una direzione fondata sulla ulteriorità dell’insieme. Siamo dinanzi ad un’anoressia dello spirito, inversamente proporzionata alla bulimia dell’informazione, e per questo necessitiamo di profezia, cioè di persone, comunità, esperienze dall’alto valore simbolico che, con parole o gesti, sappiano indicare un significato e un senso necessario a tracciare la strada del domani. È importante tener presente che non c’è possibilità di evoluzione futura prescindendo dall'abitazione dell’oggi: in quest’oggi “sanitario” che dura ormai da mesi, ad esempio, la salute è stata al centro delle nostre preoccupazioni e angosce, generando un ritorno del rimosso senza precedenti. Improvvisamente gli uomini, tutti gli uomini della terra, hanno preso atto della verità più antica, quella di cui ognuno è in qualche misura consapevole quando viene al mondo. La verità sulla morte. Così la morte, esorcizzata con ogni rito possibile dalla società occidentale, ritorna sulla scena generando reazioni di ogni tipo, divenendo padrona della paura: La verità / È che ti fa paura / L'idea di scomparire / L'idea che tutto quello a cui ti aggrappi prima o poi dovrà finire (Brunori Sas, La verità).

In preda a questa paura e alla conseguente comprensibile ossessione per la tutela della salute, unico rimedio temporaneo atto alla posticipazione (perché di questo si tratta) della morte, l’umanità si è paralizzata, i governi hanno decretato provvedimenti senza precedenti, il linguaggio della guerra contro il nemico invisibile ha colonizzato la comunicazione di massa, le libertà individuali sono state sacrificate per evitare il dilagarsi del virus, l’urgenza del primum vivere ha spazzato via l’esigenza altrettanto fondamentale di una riflessione urgente sul modus vivendi. La tutela della salute è divenuta prioritaria rispetto ad ogni altra cosa, nel tentativo estremo di esorcizzare e riporre in una cantina buia e ben chiusa la fantasmatica presenza della morte: oggi tutti sappiamo che il fantasma della morte può divenire padrone della nostra vita e non più complice come in epoche precedenti, quando il memento mori era alleato e amico di una vita senza fughe in avanti e priva di imprigionamenti nel passato. In un’intervista al quotidiano Avvenire del 20 aprile 2020, Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista di origine argentina, ha affermato, a proposito della morte:

1. “Fino al 1968 essa era ancora integrata nel vivente. La morte era considerata un evento naturale. Doloroso ma accettabile. Nella società della delega invece tutto cambia. Assistiamo all’incontro tra la diffusione del virus e un mondo virtualizzato, dominato dalla delega di responsabilità. In questo nuovo contesto cambia il rapporto con la morte. Ormai non c’è più un rapporto diretto tra gli uomini, e così pure tra medico e paziente. Oggi a prevalere è una medicina diagnostica, una medicina dei big data il cui obiettivo è solo quello di tracciare il profilo del paziente, non di incontrarlo”.
 

La mancanza di quest’incontro tra le persone, amplificata e sacralizzata dal distanziamento sociale - che rischia di divenire un mantra collettivo introiettato al punto tale da superare di gran lunga gli aspetti fisici, corporei e biologici a cui è orientato - diventa così mancanza di una vita che vale la pena di essere vissuta. Non vi è infatti solo una verità sulla morte ma anche una verità della morte. La morte dice il vero sulle priorità dell’esistenza, sul rimpianto angoscioso e depressivo rispetto a ciò che si sarebbe voluto/potuto/dovuto essere, sulla soddisfazione gaudente e serena rispetto a ciò che si è voluto/potuto/dovuto essere. Questa verità della morte illumina il concetto di salute e ne modifica, ampliandolo, radicalmente il senso: la salute non appare più quindi “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” (definizione dell’Oms) ma assume un significato ancora più totalizzante in quanto esteso al bisogno insopprimibile di significato spirituale e di senso etico. La qualità della salute, in altre parole, diventa qualità della vita. Nel passo evangelico matteano (10,28) Gesù pronuncia delle parole molto forti: “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo”. Il termine greco utilizzato, ψυχή (psiuké), indica ciò che anima la vita, la coscienza e la libertà che abita nella persona, l’energia vitale e la vita autentica che continua anche dopo la morte. Commentando questo versetto il biblista Alberto Maggi afferma: “Se l’opposizione ai valori della società ingiusta può provocare la persecuzione e la perdita della vita fisica (σῶμα), l’adesione ai valori del sistema, rappresentato da mammona (μαμωνᾷ, Mt 6,24), conduce alla totale distruzione della propria esistenza (ψυχή = vita) e la “persona” (ψυχή) come un rifiuto qualsiasi viene gettato nell’immondezzaio di Gerusalemme (Geenna). L’evangelista distingue tra la morte biologica dell’individuo (il corpo) e la morte della persona (vita)”.


 

Oggi abbiamo necessità più che mai di profeti che sappiano annunciare la necessità di una salute integrale dell’umano, che va ben oltre la mera tutela della vita biologica, la quale ne viene inglobata e allo stesso tempo superata.


Si cercano profeti che sappiano allargare la preoccupazione per la salute biologica (assolutamente necessaria) per includervi l’affanno per ciò che pur non potendo aumentare i giorni alla vita dona la vita stessa ai giorni. Vi è una salute biologica infatti secondo cui i vivi sono coloro che respirano ed espletano tutte le funzioni corporee essenziali. Vi è poi un concetto più ampio, che trova nell’amore sano e sanificante il fondamento stesso della salute: assumendolo come criterio è possibile affermare che vi sono persone biologicamente vive che sono morte e persone biologicamente morte che sono vive. L’amore è infatti fonte, garanzia, e sigillo di quella salute che rende l’umano eterno, capace di salutare perfino la morte come “sora nostra” (Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature).

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