La notte
più lunga


 

di Caterina Di Martino


Il tempo è sospeso. Sembra passata un’eternità, e sono solo poche ore… poche ore in cui avrò percorso migliaia di passi in casa di mio padre, una casa vuota, perché lui in questi giorni non c’è. Non fumo, altrimenti avrei potuto far fuori dieci pacchetti di sigarette…non sono una ginnasta, altrimenti avrei trascorso queste ore tra addominali, squat e alzate laterali….non sono una scrittrice, altrimenti avrei potuto ingannare il tempo scrivendo un romanzo..o una pittrice, avrei potuto dipingere il quadro che mi avrebbe resa famosa. Sono chiacchierona, ma non ho voglia di parlare. Sono golosa ma non ho fame. Sono una accanita lettrice, ma il libro è aperto sempre alla stessa pagina da oggi pomeriggio. Dovrei lavorare, ma non ci riesco. Potrei giocare un po’ con i bambini, ma devo stare lontana. Non riesco neanche a piangere eppure sono un po’ piagnucolona. Mi limito a fissare il PC ed il telefono… il telefono è diventato una specie di appendice della mia mano destra.
Se l’esito è positivo chiamano presto, entro le ventiquattro ore…e ne sono passate dieci scarse. Cosa farò in queste altre quattordici? O di più, secondo alcuni può arrivare anche in quarantotto ore. Che poi tra le ventiquattro e le quarantotto ore è la festa del Santo Patrono, chi sa se lavoreranno normalmente. Dalla finestra aperta entra la musica …è una notte estiva, e c’è in giro un’aria di normalità, che in questo momento mi sembra la cosa più bella del mondo. Sento dei passi al piano di sopra e delle voci… sono i bambini che, svegli anche loro, si spostano dai loro letti al mio, vicino al papà, al mio posto…mi assale la nostalgia, dopo poche ore sento un vuoto infinito e mi riprometto che non starò mai più lontana da loro perché fa caldo e sudiamo tutti e tre. Sento un miagolio… è la mia gattina che, tenendosi in equilibrio sulla bouganville, è scesa dal piano di sopra al terrazzo di mio padre. Sembrerà strano anche a lei vedermi qui, miagola fuori la porta, nel corridoio, finché non le apro e si strofina sulle mie gambe mentre fa le fusa, come se volesse consolarmi della solitudine forzata.

Sono passati dieci minuti soltanto. Inutile accendere la Tv, si sentono solo notizie tragiche. Ed io stanotte ho veramente i nervi scoperti. Inutile tentare di leggere, la pagina è sempre la stessa mentre i pensieri scappano altrove. Inutile anche colorare qualche vecchio libro dei bambini, la mente non è abbastanza impegnata. Lo stomaco è chiuso, provo sensi di colpa che già sento ingiustificati, penso a cosa potrà essere, so che l’unica soluzione è pregare, e mi chiedo chi non crede e non prega in queste situazioni cosa fa. Ho nostalgia di mia madre, la presenza della mamma fa sempre la differenza. Soprattutto quando la paura ti avvolge come un serpente che ti stringe sempre più forte. Penso che non devo essere pessimista, che avranno sbagliato, che in questi giorni sono stata attenta ed ho incontrato poche persone. Ma mai come ora mi sento sola. Nonostante le telefonate rassicuranti, nonostante la consapevolezza che anche altri, come me, non riescono a dormire per il mio stesso motivo, nonostante sappia che non ho fatto nulla di pericoloso, mi ritrovo sola di fronte a me stessa ed a tutte le domande che in una vita ordinaria non ho il tempo di farmi. E comprendo che da qualche tempo guardo il mondo attraverso una lente d’ingrandimento.. noto anche il più piccolo particolare, quello che prima trascuravo o ritenevo trascurabile.. i colori che cambiano, l’aria che inizia a scurirsi ed a raffreddarsi, un movimento prima impercettibile. La pandemia ci ha fatto cambiare lo sguardo e ci ha allertato tutti i sensi. E forse, con i suoi tempi sospesi, ci ha ridato il tempo, quello che nei giorni ordinari rincorriamo e non raggiungiamo mai. Ora abbiamo capito che dobbiamo prenderci più cura di noi e degli altri, che con il nostro continuo agitarci abbiamo fatto solo danni, che abbiamo bisogno di uno stile di vita più sano e soprattutto di più silenzio, per ritrovare veramente noi stessi.

Guardo meccanicamente il cellulare. Non ci sono chiamate, ma del resto non credo che le facciano durante la notte, dal mattino c’è un’altra manciata di ore prima che ne siano passate ventiquattro. Prego che il tempo passi velocemente, invece sembra immobile. Devo essermi addormentata per un po’sulla poltrona, quando sento la gattina miagolare ed i bambini correre al piano di sopra e chiamarmi dal balcone… vogliono sapere se ci sono novità, non vogliono vedermi da lontano. Cerco di rassicurarli e parlando con loro mi rassereno un po’ anche io.. sarà perché mi ricordano che durante il lockdown le piante del terrazzo di mia mamma sono improvvisamente fiorite. Penso che mancano poche ore e che qualunque cosa succeda dovrà passare. La paura è ancora lì, ma nonostante la notte insonne e la mancanza di cibo mi sento più fiduciosa…solo così riuscirò ad affrontare il tempo che ancora mi separa dalla fine della tortura.

Ma di questa notte resterà una traccia indelebile. Una piccola ruga dell’anima ( e della fronte), che farà capolino ad ogni novità, o semplicemente ogni mattina, ad ogni misurazione di temperatura, ad ogni starnuto o colpo di tosse. L’inverno ci aspetta, e non sarà facile...una sola notte è già stata una dura lezione. Ma è passata e anche l’inverno passerà. Nonostante tutto, sono pochi gli inverni senza fine.

 
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