La conoscenza

del giardino

 

di Maria Lora Celentano

Mio padre mi ha lasciato un giardino e da un paio di anni cerco di prendermene cura, con scarse conoscenze ed esperienze minime. Era il giardino della mia adolescenza, ricordo le passeggiate nel pieno della calura estiva, tra alberi di limoni, mandarini, arance ed anche maestosi alberi di noce. Mutato nel tempo questo giardino dei ricordi, dopo anni in cui se ne occupavano vari coloni, spariti tanti alberi, perché, l’ho capito dopo, c’era bisogno di SPIANARE, per coltivare pomodori, insalate, melenzane… Sto cercando di tramutare questo giardino violentato nell’oasi di pace che era, anche recuperando vecchi manufatti, inserendoveli in una sorta di nuova vita.

Ho letto e sperimentato, con successi e fallimenti. Una fonte preziosa di conoscenza è stato Piero Caneti (“Il giardino mediterraneo”) con il suo richiamo a ricoprire il terreno con un consistente manto vegetale, perché le piante possono fare davvero tanto per noi: “possono aiutarci a DEPURARE L’ATMOSFERA perché, come tutti sanno (!!!), qualsiasi vegetale ha bisogno per il processo della fotosintesi proprio di quel gas, chiamato ANIDRIDE CARBONICA, che è prodotto dall’uomo nelle sue città in quantità enormi e che per l’uomo costituisce un VELENO; ebbene questa anidride carbonica viene assorbita dalle piante, non solo, ma al termine della fotosintesi queste, come se non bastasse, immettono nell’atmosfera ossigeno PURO… Le piante poi raccolgono e trattengono le polveri dell’atmosfera che di solito sono piene di milioni di batteri. Questi batteri… vengono distrutti ad opera dell’Ozono emesso dal fogliame stesso. Inoltre la vegetazione fitta di arbusti ed alberi costituisce la migliore difesa contro i rumori e durante la stagione calda, può rendere più tollerabile l’alta temperatura, in quanto la massa di foglie protegge il suolo dall’eccessivo riscaldamento, ne limita l’evaporazione e quindi impedisce l’aumento dell’umidità dell’aria.”

Queste conoscenze sono per me importantissime, da trasmettere assolutamente fin dalle elementari, soprattutto in questi tempi in cui si parla tanto di inquinamento. I cittadini delle grandi città altamente inquinate dovrebbero venerare ogni filo d’erba, ogni piante ed albero per proteggere il proprio benessere (più di qualsiasi vaccino). Invece vediamo con quale indifferenza ed incuria trattiamo questi nostri benefattori. D’estate spesso porto con me una bottiglia d’acqua che vado distribuendo alle piante assetate che sono anche nel mio condominio, memore dei versi tratti dall'Antologia di Spoon river: “i tuoi rossi fiori tra le foglie verdi\ van cadendo, o geranio! \ma tu non chiedi acqua.\Tu non puoi parlare!\Non hai bisogno di parlare\tutti sanno che tu stai morendo di sete,\eppure non ti danno dell’acqua!\passano oltre, dicendo:\”il geranio ha bisogno d’acqua.”

Un altro elemento fondamentale che ho appreso e sto sperimentando è il seguente: per salvaguardare il terreno dall’erosione, è necessario ricoprirlo sempre e di continuo, perché acqua, aria e sole riescono a degradare un terreno privo di vegetazione in poco tempo, così da privare il terreno della sua fertilità. Ed il migliore mezzo per farlo è un uso cospicuo di piante TAPPEZZANTI. Perché ho scartato il prato inglese? Perché il clima mediterraneo è altro dall’inglese, innanzitutto. L’immagine poi di roboanti tosaerba mi turba, l’acqua che occorre per irrigarlo durante le nostre torride estati mi turba ancor di più, la frequenza dei tagli continui è un incubo…ed ecco che le mie letture mi hanno portato a prediligere un generoso uso di arbusti e piante perenni tappezzanti, per ricoprire stabilmente il mio giardino.

C’è anche una questione economica: negli anni le spese di manutenzione diventano minime, mentre la bellezza del giardino se ne giova, perché con le varie e successive fioriture le tappezzanti hanno per me maggior fascino del monotono e monocromatico prato inglese. Nel nostro clima mediterraneo, nelle lunghe estati sempre più siccitose, l’acqua diventa preziosa e cito Ippolito Pizzetti: “per procurare un’irrigazione sufficiente è necessario usare il maggior numero possibile di tappezzanti, i quali costituiscono, contrariamente a quanto si è creduto per lungo tempo, il miglior strumento per evitare la crescita delle erbe infestanti e mantenere un tasso costante di umidità…” Insieme alle tappezzanti è poi da privilegiare una zona pavimentata: io ho avuto la fortuna di poter usufruire di antichi basoli che si trovavano semi sepolti in giardino, e che hanno fatto da pavimentazione per un bel pergolato contornato da glicini e gelsomini. Ho poi inserito tanti vialetti, anch’essi pavimentati, che anno dopo anno cercherò di contornare di arbusti e piante tappezzanti, oltre che aromatiche (lavande e rosmarini). Disponendole a gruppi queste piante faranno di ogni terreno spoglio una massa di onde colorate.

Io sono nella fase dei vialetti, ancora incompleti, l’esperienza poi mi ha mostrato che i tanto decantati ginepri sono lenti e delicati, mentre sono splendidi e forti i rosmarini prostrati. Se è vero che l’acqua in giardino va usata con parsimonia, tuttavia la presenza in un giardino di una bella fontana, di uno stagno, diventa preziosa: “l’acqua con il suo scorrere e il suo accogliere diventa un punto focale.” (Caneti) Ho potuto realizzare due splendide fontane, con cocci di antiche mattonelle napoletane, piatti e brocchette che giacevano da anni in cantina. Ho distribuito in varie aiuole bottiglioni e damigiane di antica fattura…Non solo, ho fatto anche realizzare uno stagno con ponticello, pesciolini rossi e ninfee, che non vedo l’ora che fioriscano per ridarmi l’immagine magica di Monet (stagno delle ninfee). E c’è anche un pesciolino che mangerà tutte le zanzare, si spera…

All’inizio del mio apprendistato fui tentata dall’acquisto di rose, che volli sempreverde non sopportando il giardino d’inverno pieno di piante scheletriche. Comprai dunque una Rosa Bracteata, che ha formato nel tempo una splendida spalliera: la rosa fiorisce precocemente e abbondantemente, ma crudelmente spinosa, ahimè. Mi ricorda, con le sue grandi corolle che si rinnovano ogni giorno, le parole di Whitman: “cogli la rosa quando è il momento, perché il tempo lo sai che vola e lo stesso fiore che oggi sboccia domani appassirà”, e aggiunge il poeta Sa’di: “perché annusando la rosa\pensi alla sua effimera bellezza? \conserva il ricordo del suo profumo\e dimenticherai che è già sfiorita”.

Il giardino è un ambiente ideale per mettersi alla prova e sperimentare le varie forme della bellezza; l’amore per il giardino è un sentimento che si costruisce, si trasmette agli altri con il proprio esempio. L’amore per la natura porta a considerare il giardino con animo nuovo, percependo che anche lì è possibile creare: il senso artistico che ci appartiene può trovare lì una reale valvola di sfogo e possiamo perfino, con la Dickinson, tramutarci in un qualsiasi mattino in una rosa: “un sepalo ed un petalo ed una spina\in un comune mattino d’estate\un fiasco di rugiada, un’ape o due\una brezza un frullo in mezzo agli alberi\ed io sono una rosa!”.
 
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