Il quietismo

 

di Dario Raffone


L’eventuale lettore di questo breve scritto non si spaventi: in esso non si parlerà diffusamente della dottrina religiosa che prende il nome di quietismo se non per ricordare la capacità di tale movimento, che si sviluppò nel ‘600 in larga parte dell’Europa, di evocare fasti e vicende della nostra contemporaneità. Recitato in pillole (cosa d’altronde inevitabile per un non specialista), il quietismo fu un movimento che propugnava l’assoluta supremazia, se non l’esclusività, della preghiera privata del credente, il suo totale fiducioso abbandono alla volontà di Dio, in contrasto con tutte le pratiche liturgiche, le afflizioni del corpo e le privazioni tipiche della lotta fra Riforma e Controriforma. Giansenio, Calvino ed altri agitavano gli animi (e colpivano i corpi) dei cristiani di quel tempo, sottoposti alle occhiute ed inflessibili “milizie di Dio” delle contrapposte fazioni. Ci si combatteva sui concetti di grazia, di predestinazione, ecc. I quietisti, quasi una sorta di obiettori di coscienza ante litteram, predicavano il ritiro individuale e la serena fiducia in Dio. Per quel che qui interessa, si agitavano anche corpose questioni politiche e di potere e, certamente, la sostanziale inutilità di tutto l’apparato ecclesiastico, ancorché non teorizzata o voluta, discendente dalle caratteristiche tipiche del quietismo, ne provocarono la condanna papale e il suo tramonto.

E’ però facile leggere in filigrana, in queste vicende, il sorgere del contrasto tra l’istituzione, il potere (allora pervasivo ed inevitabile nella sua coercizione disciplinante perché teologicamente fondato) e le ragioni del singolo individuo, peraltro coerenti con un pensiero scientista e filosofico che da Galileo a Cartesio cominciava ad aprire la strada della modernità e che andava anteponendo le ragioni della certezza a quelle della verità. Questa modernità, oggi, sembra volerci consegnare un nuovo quietismo, di natura laica, connotato anch’esso da un abbandono alle inevitabili ragioni del progresso, pur a dispetto di cospicuo pensiero distopico (Huxley, Orwell, Dick, ecc.). Le complessità ed asperità del presente (crisi economiche, ambientali, guerre, pandemie, ecc.), lo stesso sovrapporsi continuo di notizie su tali vicende, inducono un atteggiamento socialmente quietista. Puoi “sapere” ma quando sai “tutto”, sai “troppo” e finisci per rassegnarti a non fare nulla se non a coltivare il piccolo orticello della tua quotidianità. La tecno-modernità sembra un dato inevitabile anche se percepita nella sua crescente tirannia. Ma proprio questo sembra esser il punto: il diffuso adeguarsi, la sostanziale accettazione di qualcosa sentito e vissuto come inevitabile.
1. Anche l’apparente indifferenza alla perdurante questione del coronavirus, che sembra connotare i comportamenti collettivi di quest’estate, segnala un’incapacità di rimettere in discussione stili di vita e di consumo introiettati e sentiti come inscindibili da sé. Ma, a differenza dei quietisti del ‘600, noi abbiamo congedato, e da lungo tempo, Dio dai nostri orizzonti di senso. E con Dio abbiamo rinunciato anche ad una società di riconosciute figure carismatiche in cui poter scorgere una guida per le nostre incertezze, i nostri dubbi.
 

Non abbiamo bisogno di dittatori o, più blandamente, di leaders come sembra auspicare l’attuale dibattito, in verità alquanto miserabile, di natura politico-giornalistica, ma di Maestri del pensiero, non necessariamente incarnati in singole persone ma anche solo in un pensiero, in un filo rosso che consenta, interpretando questa odierna complessità, di scorgere tendenze, luoghi di potere reali, fenomeni non interpretabili con categorie vecchie.


 

Un nuovo logos, insomma, che sappia parlare a tanti, a molti. Un nuovo principe collettivo, sempre necessario anche a dispetto dell’ingloriosa fine dei partiti della prima repubblica e dell’apparente incapacità odierna del sistema politico di intermediare in modo nuovo ed adeguato le domande di una società confusa e rannicchiata in un presente fatto per lo più di precarietà.


Di questo pensiero che si fa sentimento, oggi non sembra esservi traccia. Ripetendo una nota affermazione, può dirsi che il vecchio è morto (anche se fa finta di non saperlo) ma il nuovo non è ancora nato. Noi siamo qui, in questo guado, in questa crisi. Non è di quietismo che avremmo bisogno ma di un impegno nuovo. Di molti e non di pochi.

Luglio 30, 2021

Il mare e la libertà

Luglio 30, 2021

La fatica del mare

Luglio 29, 2021

Aleph: insospettabile manifesto non aritmetico di giustizia libera

Luglio 28, 2021

Il confine tra libertà e solitudine

Luglio 28, 2021

La disciplina del mare

Luglio 27, 2021

Apeiron – mare e libertà

Luglio 27, 2021

Riviera

Luglio 26, 2021

Il mare dà libertà e libertà toglie

Luglio 26, 2021

La musica e il mare

Luglio 26, 2021

La libertà è dentro il mare

Giugno 9, 2021

Il diritto di opporsi

Giugno 9, 2021

L’opposizione nella scacchistica tradizionale e nel diritto moderno

Giugno 2, 2021

Diritto di opporsi, o dovere?

Giugno 2, 2021

Io mi oppongo!

Giugno 1, 2021

Coraggio, generosità e speranza

Giugno 1, 2021

Opporsi è reazione

Giugno 1, 2021

Triello

Giugno 1, 2021

Corpo libero

Maggio 2, 2021

Trasmettere conoscenza

Maggio 1, 2021

La conoscenza per la vittoria

Maggio 1, 2021

La conoscenza del giardino

Maggio 1, 2021

La passione del professore mancato

Maggio 1, 2021

Nuove rotte per librai e lettori

Maggio 1, 2021

– FOR WHOM THE BELL TOLLS – (A proposito di Autori e Lettori)

Aprile 30, 2021

Di Palantir, vaccini e nonne

Aprile 30, 2021

Il mito di Prometeo: una storia in bilico tra passato e futuro

Aprile 30, 2021

Svuotare il mare con il cucchiaio, con convinzione

Aprile 30, 2021

Contro l’appiattimento delle differenze. Il ruolo delle librerie di proposta nella trasmissione della conoscenza

Aprile 30, 2021

Padri e figli

Aprile 5, 2021

La bellezza di Fiamma Pintacuda

Marzo 31, 2021

Bellezza

Marzo 31, 2021

La bellezza nell’ortodossia e nella cultura della Russia

Marzo 31, 2021

La bellezza di tutti

Marzo 31, 2021

Cielo profondo

Marzo 31, 2021

La bellezza nell’amicizia di Paolo Isotta

Marzo 31, 2021

La bellezza è il postulato