Il mito di Prometeo:

una storia in bilico tra passato e futuro

 

di Donatella Ventra

Caterina, giovane laureata in giurisprudenza affidata a me per il tirocinio di diciotto mesi, aveva scelto la magistratura di sorveglianza dopo aver concluso i suoi studi universitari con una tesi sulla riabilitazione, e le parole “recupero” e “reinserimento” facevano già parte dei suoi pensieri, prima ancora che del suo vocabolario. Entrare in sintonia fu semplice e immediato. Era venuta a “rubare i trucchi del mestiere”, come amavo ripeterle scherzando, ma alla fine insieme a lei avevo imparato tanto anch’io, perché le sue domande – un fiume di domande! - avevano finito per stimolare le mie riflessioni e la mia necessità di approfondire tante cose. Intelligente, preparata e attenta, con quei suoi grandi occhi che a volte quando era pensierosa sembravano soffermarsi a scrutare l’infinito, alla fine aveva lasciato una traccia in me forse anche più profonda di quanto non fossi riuscita a fare io con lei. Penso che non sia un caso che le parole “docente” e “discente” derivino dalla stessa radice “did” del verbo greco “didasco”; un verbo che può essere coniugato sia all’attivo che al passivo, e che con la sua etimologia sottolinea il trait d’union che unisce il docente e il discente, spesso collegati da un continuo processo osmotico.

Di quei diciotto mesi, mi restano un bellissimo ricordo e un libro prezioso di cui Caterina mi fece dono al termine del tirocinio, con tanto di dedica emozionante, che naturalmente custodisco ancora gelosamente nella mia libreria. Ma quando il mio affettuoso ricordo cade su di lei, oltre a provare un senso di gratitudine, non posso fare a meno di associarla ad una mia vecchia reminiscenza scolastica, a cui resto tuttora molto legata. Eh già, il mito degli antichi greci parla di noi uomini moderni, perché spesso dietro quei racconti si celano dei messaggi e degli insegnamenti di vita che sono in realtà universali, e dai quali abbiamo ancora tanto da imparare. La mitologia greca è estremamente ricca di storie fantastiche, ma tra i tanti racconti, quello che mi ha sempre affascinato di più è stato il mito di Prometeo, uno dei più antichi di cui si conserva traccia, ma anche forse quello più straordinariamente attuale. Consentitemi di ricordarvelo in poche battute, perché la storia è un po’ complicata ma simpatica.

Prometeo era uno dei Titani, figli di Urano (il Cielo stellato) e Gea (la madre Terra). Uno dei Titani, Giapeto, si unì all’oceanide Climene, e generò Prometeo, che si rivelò un essere molto astuto ed apprezzato dagli dei dell’Olimpo, ed in particolare da Atena, la dea della sapienza, che gli trasmise tutte le sue conoscenze, ovvero l’architettura, l’astronomia, e l’arte di lavorare i metalli. Il mito narra che fu proprio Zeus, re degli dei, ad incaricare Prometeo di creare l’uomo, e Prometeo obbedì impastando la creta con l’acqua e cercando di fare l’uomo ad immagine e somiglianza degli dei. Poi Zeus incaricò Epimeteo, fratello di Prometeo, di dotare tutti gli esseri viventi di strumenti necessari per la sopravvivenza, ed Epimeteo obbedì, dotando gli animali di zanne, di artigli e di pellicce per ripararsi dal freddo.

Purtroppo però, a differenza del fratello Prometeo (il cui nome non a caso vuol dire letteralmente tradotto dal greco “colui che vede prima”), Epimeteo (cioè “colui che vede dopo”) era un po’ distratto, e fu così che egli nel portare a termine il suo compito si dimenticò completamente dell’uomo, rendendolo così una creatura molto fragile e con scarse probabilità di sopravvivenza rispetto a tutte le altre specie animali; anche perché gli dei, spesso animati da sentimenti di invidia e di collera nei confronti degli uomini, riservavano a se stessi tutte le risorse migliori, lasciando agli uomini soltanto gli scarti dei sacrifici. Prometeo decise allora di aiutare l’uomo, e per farlo, architettò uno stratagemma: dopo avere abbattuto un toro, mise le ossa dell’animale in un sacco molto grande e ricoperto di grasso dorato, mentre la carne in un sacchetto piccolo e scuro; poi si rivolse a Zeus, invitandolo a scegliere tra i due sacchi e dicendogli che da quel momento in poi tutto ciò che era contenuto nel sacco che avrebbe scelto sarebbe stato destinato agli dei dell’Olimpo. Fu così che Zeus, tratto in inganno, scelse il pacco più grande contenente solo misere ossa.

Ecco, volevo dirvi che noi non abbiamo inventato proprio niente, perché la cosiddetta truffa del “pacco” - un sistema di truffa diffusissimo alle nostre latitudini, e che ad esempio capita a chi va al mercatino dell’usato pensando di comprare uno stereo a metà prezzo e invece si porta a casa un bel pacco pieno di mattoni - in realtà l’avevano già inventata gli antichi Greci migliaia di anni fa! Quando Zeus scoprì l’imbroglio, preso dall’ira decise di punire gli uomini togliendo loro il frumento per nutrirsi ed il fuoco per riscaldarsi, riducendoli allo stremo. In quelle condizioni, urgeva trovare una via di salvezza. Ancora una volta Prometeo si inventò la soluzione: di notte si arrampicò sull’Olimpo, e giunta l’alba, rubò una scintilla di fuoco dal carro di Elio, il Dio del Sole che stava per sorgere, e nascondendola nel gambo cavo di una pianta la riportò sulla terra, agli uomini.
Scoperto il malfatto, Zeus stavolta andò veramente su tutte le furie, e si vendicò di Prometeo infliggendogli una punizione esemplare: lo legò ad una rupe del Caucaso completamente nudo, riservandogli una tragica sorte: ogni giorno un’aquila gli avrebbe squarciato il petto e roso il fegato; ogni notte però, l’organo si sarebbe rigenerato e così il giorno seguente il supplizio sarebbe ricominciato da capo, e per l’eternità. Nel chiarire che il fuoco rappresenta la conoscenza, e che è significativo anche il fatto che Prometeo non riuscì a rubare tutto il fuoco ma solo una piccola scintilla, ho ripercorso questa storia perché Prometeo è per tutti, ma per me in particolare, un simbolo molto importante: il simbolo della conoscenza furba rubata agli dei; quella conoscenza che sa andare oltre i dati e i soliti schemi, per poter arrivare ad elaborare un pensiero nuovo, libero e critico. Prometeo, insomma, è ben più che il simbolo della conoscenza, è in pratica un immaginatore.

E in questi tempi di pandemia, in cui il vero obbiettivo da perseguire non è ricostruire la vecchia Italia ma ripensarne una completamente nuova, in ogni settore, approfittando dell’occasione unica delle risorse economiche che abbiamo avuto a disposizione, questo tipo di conoscenza e soprattutto di capacità di elaborazione critica unita ad un po’ di immaginazione, è molto importante, soprattutto per i giovani, che hanno il futuro nelle mani e che devono prepararsi a raccogliere le grandi sfide di domani. Abbiamo un grande dovere morale nei confronti dei nostri figli e delle nuove generazioni, ovvero prepararli al meglio e metterli nelle condizioni di approfondire la ricerca; in questo senso, una nazione che non investe nella cultura e nella ricerca scientifica è una nazione senza futuro; destinata ad arretrare, restando impotente di fronte alla fuga dei cervelli e alla decadenza della propria civiltà; ma anche, al tempo stesso, di elaborare quelle che vengono definite “skill life”, le competenze per la vita, ovvero il saper risolvere in modo costruttivo i problemi e le criticità, per riuscire a trovare soluzioni alternative alle svariate situazioni che si presentano nella vita.

Ma trasmettere conoscenza, insegnare qualcosa, non è affatto una operazione semplice, perché occorre immergersi completamente in una materia, qualunque essa sia: occorre provare, riprovare, anche sbagliare, riflettere sugli errori, smontare e rimontare… Per fare tutto questo, oltre alle risorse materiali, ci vogliono tempo e pazienza, ma anche passione, che è poi il vero motore del mondo, ma soprattutto, occorre una buona dose di umiltà, ovvero la consapevolezza del fatto che nessuno è depositario di verità assolute ma tutti abbiamo sempre qualcosa da imparare, perché la conoscenza stessa peraltro è qualcosa di magmatico in continuo divenire. Ecco, dunque, come il mito di Prometeo che rubò il fuoco agli dei per riportarlo agli uomini, ritorna ad essere una storia incredibilmente moderna ed attuale. A Caterina va il mio augurio di riuscire a superare il concorso in magistratura, e non solo perché sarebbe il suo desiderio, ma anche perché avrebbe tutte le carte in regola per essere un ottimo magistrato; ai giovani di oggi, il mio augurio è di vivere coltivando una passione, qualunque essa sia, e altresì di coltivare le loro conoscenze ma con quel guizzo di genialità e di spirito critico, più che mai necessario in questa epoca di ripartenza e di rinascita.
 
Giugno 9, 2021

Il diritto di opporsi

Giugno 9, 2021

L’opposizione nella scacchistica tradizionale e nel diritto moderno

Giugno 2, 2021

Diritto di opporsi, o dovere?

Giugno 2, 2021

Io mi oppongo!

Giugno 1, 2021

Coraggio, generosità e speranza

Giugno 1, 2021

Opporsi è reazione

Giugno 1, 2021

Triello

Giugno 1, 2021

Corpo libero

Maggio 2, 2021

Trasmettere conoscenza

Maggio 1, 2021

La conoscenza per la vittoria

Maggio 1, 2021

La conoscenza del giardino

Maggio 1, 2021

La passione del professore mancato

Maggio 1, 2021

Nuove rotte per librai e lettori

Maggio 1, 2021

– FOR WHOM THE BELL TOLLS – (A proposito di Autori e Lettori)

Aprile 30, 2021

Di Palantir, vaccini e nonne

Aprile 30, 2021

Il mito di Prometeo: una storia in bilico tra passato e futuro

Aprile 30, 2021

Svuotare il mare con il cucchiaio, con convinzione

Aprile 30, 2021

Contro l’appiattimento delle differenze. Il ruolo delle librerie di proposta nella trasmissione della conoscenza

Aprile 30, 2021

Padri e figli

Aprile 5, 2021

La bellezza di Fiamma Pintacuda

Marzo 31, 2021

Bellezza

Marzo 31, 2021

La bellezza nell’ortodossia e nella cultura della Russia

Marzo 31, 2021

La bellezza di tutti

Marzo 31, 2021

Cielo profondo

Marzo 31, 2021

La bellezza nell’amicizia di Paolo Isotta

Marzo 31, 2021

La bellezza è il postulato

Marzo 31, 2021

La Bellezza e il tempo

Marzo 31, 2021

Pulire lo specchio

Marzo 31, 2021

Nuove visioni di Bellezza

Marzo 31, 2021

L’insostenibile bellezza delle donne

Marzo 31, 2021

Breve catalogo delle bellezze mondane

Marzo 31, 2021

L’esperienza del bello

Marzo 31, 2021

Il senso imperfetto e meraviglioso della bellezza

Marzo 31, 2021

Il busto che resta

Febbraio 28, 2021

L’idea e l’immagine del giudice-Febbraio 2021

Febbraio 28, 2021

La bilancia divina e umana