Dissolvenze


 

di Elettra Papaccio

Dissolvenze Che il tempo spazza via In un rapido susseguirsi di onde anomale Che crescono e che si rincorrono E disperdono i ricordi. Il tempo scorre più come l’acqua Che come granelli sabbiosi, Perché appartiene al soffio del cielo Al respiro della terra questa sensazione di esistere. Ricoperto di polvere spettrale

Passa via il tempo, Salutando più quello che non è stato di quello che è stato.

Dove va il tempo, dove vola questa carta su cui sto scrivendo? Si accende la luce, è arrivato il tempo della sera o del mattino buio nelle terre d’inverno. Dove siamo, mentre scorre il tempo? Un gigante di pietra sfida il vento, che il tempo manda contro di lui per eroderlo, che si abbatte e ogni volta porta via dei granelli dal gigante. Li porta a mare, nell’eterna tempesta dell’essere.

Se mai dovessi vedere un giardino felice, che non cambia, sempre verde, tieni in mente quell’istante. Tutto quello che si mostra noi è attraversato dal tempo, muore nella rinascita e vive nei nostri occhi che si rivolgono al cielo immenso. Il tempo è un enigma senza soluzione, che non sa risolvere se stesso. Quando non sa che fare, può solo passare e rivivere in altri corpi, in altri cuori, in altre idee. Perché l’unico rimedio che conosce è guardare avanti, cercando di erodere il passato col vento degli anni.

Il mare si muove ancora un po’, il movimento va sempre diminuendo: si agita all’inizio e sconquassa gli abissi, come se all’alba fosse arrabbiato con il nuovo giorno, e poi con l’incedere delle ore mano a mano il sole lo acquietasse. Così anche noi, passiamo dall’indignazione alla calma attraverso il tempo assolato. E rimaniamo soli nell’evolversi del cielo. Finché si dissolverà tutto ma nessuno avrà potere contro il cielo immenso.

Ora chiudi gli occhi, mentre piovono gocce di tempo.
 
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