Di Palantir,

vaccini e nonne

 

di Cosimo Walter D'Acunto

Nell’universo del Signore degli Anelli, Tolkien introduce alcuni magici artefatti. I miei preferiti sono da sempre stati i Palantiri: pietre nere dai misteriori riflessi in grado di comunicare tra loro, grazie alle quali si può letteralmente dirigere lo sguardo tanto lontano quanto lo consente la forza di volontà di chi guarda. Personaggi della saga forti e dallo spirito saldo estendono lo sguardo e ottengono preziose informazioni o le consegnano. Non tutti coloro che, nel corso della trilogia, si avventurano a guardare tra le venature rosse del Palantir ne fuoriescono intonsi: qualcuno ne resta irretito, mentre qualcun altro per poco non impazzisce per la paura.

Questo perchè a trasmettere informazioni, dall’altro capo del “cavo magico” che collega i Palantiri, c’è qualcuno di poco avvezzo alla libertà di opinione e dalle inclinazioni tiranniche e mortifere: niente meno che appunto il Signore degli Anelli, l’Oscuro Signore di Mordor. Ecco, mio padre guarda la televisione come se osservasse all’interno di un Palantir. Sa cosa cerca, ed estende lo sguardo fin dove il suo animo saldo dotato di volontà ferrea lo conduce. Vuole conoscere, eppure affronta in maniera cauta la missione, perché sa che a rimanerne irretiti è davvero un attimo. Ha esempi pericolosi in casa, con mia madre data per perduta, ormai assoggettata al volere dell’Oscura Signora delle domeniche di Canale 5.

Di questi tempi si parla quasi esclusivamente di Covid19. Tra opinioni discordanti riguardo a se il virus esista, se il governo abbia messo in piedi tutte le misure necessarie tempestivamente, se le mascherine vadano indossate anche in casa, etc., l’argomento più ricco di dubbi al momento concerne i vaccini. La confusione che il “Palantir” trasmette su questo argomento è palpabile. Rientrando in casa pochi giorni fa, dopo qualche settimana di assenza, chiedo ai miei genitori se abbiano provveduto all’iscrizione alla graduatoria per ricevere la vaccinazione. Mentre mia madre è entusiasta all’idea di essere una categoria debole e a rischio, sebbene non in età, e quindi può avere la precedenza per la vaccinazione, mio padre resta incerto. Si arrende all’inevitabile: deve chiedere un aiuto per capirci di più.

La sua domanda mi coglie impreparato: “Pippo”, mi chiama così, “ma i vaccini possono cambiare il mio DNA”? Credo che sia la prima volta che mio padre mi rivolge una domanda scientifica, e sospettavo non avesse mai realmente focalizzato che lavoro nel farmaceutico da molti anni. Mi decido quindi a trasmettere le poche nozioni che ho. Prendo un pennarello e un grande foglio A4 e inizio a disegnare le cellule, delle masse più scure che sono i nuclei e un filamento a doppia elica del DNA e un filamentino che invece etichetto come RNA:

“Il tuo corpo è formato da organi e ognuno è costituito da molte cellule. Nelle cellule c’è il DNA, rinchiuso nei nuclei, e l’RNA che è una sorta di copia speculare autenticata di porzioni di DNA più piccolina. L’RNA quindi trasporta l’informazione genetica del DNA fuori dai nuclei, e lì con quelle informazioni vengono assemblate specifiche proteine. Il nostro corpo quindi consente, eventualmente, a filamenti di DNA di essere intromessi nel nostro corredo, ma lo stesso non sarebbe possibile per l’RNA, perchè ha una struttura diversa, complementare ma non uguale al DNA”. Faccio dell’ironia per chiudere, credendomi brillante: “quindi non puoi diventare un mutante”. Non traspare alcun emozione dal suo viso, quindi riparte all’attacco: “che differenza c’è tra questi vaccini a RNA e quelli vecchi?". Disegno un omino sul foglio A4 e la figura di una specie di piovra:

“un virus è fatto da una sorta di guscio di proteine che contiene il materiale genetico del virus, che può essere a DNA o a RNA. Ora non importa se il COVID sia a DNA o RNA, ma importa che funzionano tutti in maniera simile. Le proteine del “guscio” non vengono riconosciute dal tuo sistema immunitario, trovano dei recettori, cioè altro proteine che le riconoscono e le legano, sulla superficie di alcune delle tue cellule (e ogni proteina ha il suo o i suoi recettori specifici) e questo consente al guscio di aprirsi e far entrare il materiale genetico. A quel punto le tue cellule lo riproducono ad oltranza, come ti ho spiegato prima riguardo alla produzione delle proteine. Quando il virus è tanto, le cellule lo rilasciano e infetti gli altri. I vaccini classici consistono nell’ iniettare o patogeni inattivati (cioè che non hanno più il potere di replicarsi) o proteine del “guscio”. A questo punto le cellule del sistema immunitario, i linfociti, riconoscono la proteina estranea e memorizzano l’informazione. In questo modo quando si venisse a contatto con il virus vero sanno come annientarlo e il virus non si sviluppa. Invece questi nuovi tipi di vaccini usano l’iniezione di RNA che traduce le informazioni per le proteine virali, e non le proteine integre. In questo modo il tuo corpo sintetizzerà parti del virus ma non il virus intero. Questo allenerà il corpo nel caso in cui venissi a contatto con il patogeno. I linfociti che conservano la memoria attiveranno il sistema di sorveglianza. Il vantaggio di questo sistema è che gli effetti collaterali dovrebbero essere inferiori, perché invece di ricevere proteine estranee iniettate dall’esterno, le proteine nemiche le produci tu stesso”.

“Papà, non saprei. Quello che sembra è che non ci siano differenze, dai risultati clinici, quanto ad efficacia e, parrebbe, neanche per quanto riguarda la sicurezza. Portano dei rischi, come tutti i vaccini, ma non credo uno sia più sicuro dell’altro. Personalmente ho fiducia nelle Autorità Sanitarie. Quando con la mia azienda sottomettiamo richieste di autorizzazione per studi clinici o alla commercializzazione, esse sono estremamente severe, vogliono evidenze sperimentali e dati a sostegno. Credo nessuno prenderebbe a cuor leggero l’autorizzazione di una terapia senza avere delle basi. Ci insegnano a lavorare con i più alti standard etici, e confido che come me lo facciano anche gli altri”. Si alza soddisfatto: “mi sono convinto, posso procedere con il vaccino. Poi Pippo, se hai tempo la prossima volta vorrei parlare del cancro”.

Mi congedo e salgo le scale per salutare mia nonna. Anche lei è attaccata al suo Palantir, l’occhio verde opaco e vivo che viaggia su tele Padre Pio. La sua forza di volontà è di gran lunga superiore a quella di qualunque Oscuro Signore dell’etere, sa dove guardare, sa già cosa troverà ed è serena.
 
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