"Creatio continua" e memoria


 

di Eliana D'Ambrosio

Lo so perché la proposta di scrivere mi è arrivata con il preambolo “ mai come questa volta”. E mentre con un “ok” accettavo la sfida , a me stessa rispondevo come Sant’ Agostino "Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so". Fingo allora di non dover rispondere alla domanda : cosa è il tempo? e incomincio a scrivere tutto ciò che legato ad esso mi viene in mente. Gli orologi vanno a velocità diversa in posti diversi: più veloci in montagna che al mare. Gli orologi vanno più lenti se si muovono, rispetto a quando stanno fermi. Gli orologi rallentano quando sono vicini a una massa. Lo so che nessuno di noi fa abitualmente esperienza di tutto ciò. Ma il signor Einstein non ha sbagliato: noi siamo troppo piccoli e troppo lenti per poterlo verificare nella vita di tutti i giorni. Ci vogliono masse mooooolto grandi e velocità confrontabili con quella della luce per vedere simili effetti. La nostra testa invecchia di certo più velocemente dei nostri piedi ma soltanto di 1 nanosecondo (1 secondo diviso in 100 milioni di parti ) in un anno. Einstein butta via la vecchia scatola di Newton che contiene il mondo e via anche il tempo universale, quello unico per tutti, quello che scorre imperterrito fregandosene di cosa incontri! che ci piaccia o no, ad oggi, lo spazio è avvistato a braccetto con il tempo e insieme si comportano come un’unica cosa molliccia che si piega vicino a una massa.

Dunque niente più distinzione tra spazio e tempo. E se nell’universo dell’infinitamente piccolo, tutte le direzioni sono uguali, ciò vale anche per il tempo! Nel mondo delle particelle, si può andare avanti e indietro sia nello spazio che nel tempo! Eppure noi non facciamo esperienza di fenomeni reversibili nel tempo. Prendiamo a esempio le nostre cellule: esse nascono invecchiano e muoiono e nessun “Curioso caso di Benjamin Button", racconto della nascita di un uomo da vecchio, ringiovanirà e morirà da neonato, abbiamo visto accadere. I fenomeni qui seguono la freccia del tempo, un determinato ordine e mai l’inverso. Questo perché abitiamo un angolo di universo e lo viviamo su scala macroscopica dove tutto è condizionato a scambi di calore! Sono proprio questi scambi di energia che ci permettono di distinguere nei fenomeni ciò che avviene prima da ciò che è successivo. Noi sappiamo che scambiando calore con l’esterno un pendolo cederà la sua energia di movimento all’aria intorno ad esso, la quale si riscalderà, mentre il pendolo tenderà a fermarsi. Così guardando l’ampiezza delle sue oscillazioni riusciamo a capire che del tempo è passato; a distinguere la fine dall’inizio. Ma se non ci fossero scambi di calore mai potremmo fare distinzioni tra il presente, il passato e il futuro. Sarebbe come dover stabilire che è passato del tempo osservando un pendolo che non cambia mai la sua ampiezza, un pendolo perpetuo. Come potremmo dire che del tempo è passato se nulla è cambiato?

Riassumo: Il tempo è così ordinato, in passato, presente e futuro, solo nei fenomeni macroscopici regolati da scambi di calore. Nell’infinitamente piccolo invece non è cosi “sistemato”, le cose avvengono in maniera confusa. Se potessimo vedere su scala microscopica, invece del pendolo vedremmo soltanto un grandissimo numero di atomi muoversi a zig zag senza riuscire a individuare un intento, un esito, la direzione privilegiata di un evento. Se i nostri occhi vedessero su scala microscopica come faremmo a dire che del tempo è passato se il sistema che sto osservando non mostra una direzione verso un esito? Dunque ll concetto di tempo non si è rivelato un buono strumento per indagare la struttura del mondo. Il mondo senza il tempo smette di essere una serie di eventi, in qualche modo collegati, per essere RELAZIONE. Il tempo è relazione con la materia nel senso che esso salta, fluttua e SI CONCRETIZZA INTERAGENDO. Non è dunque il tempo a dare senso alle cose e se il mondo macroscopico ordinato è il risultato di dinamiche microscopiche che non hanno intento, allora L’ORDINE NON E’ IL SENSO ( sincronicità).

Davanti a questo risultato ci vorrebbe almeno 1 minuto di silenzio. Ma solo per sentirne il fascino, per comprenderlo ce ne vogliono molti di più, per ingoiarlo a qualcuno non basta una vita. Certamente per il lettore che è arrivato fino a qui ci vorrebbe almeno una pausa caffè. A lui prometto che dopo questa pausa non troverà più niente …o quasi… di fisica! Ok, ripartiamo! Sono disposta a rinunciare all’ordine, ma voglio il senso! Come Jung ritengo che il concetto di causalità (avente fondamento nell’ordine temporale degli eventi), è solo un principio, e lo spirito (la psiche) vive ugualmente di fini. Qualcosa dentro di me spinge nel voler seguire una variante del percorso che avevo in testa. La variante di cui parlo è una strada aperta da Jung e Wolfgang Ernst Pauli, uno dei padri della fisica moderna. Di certo una strana coppia. Quale era il loro legame?

Pauli, da fisico quantistico, aveva dovuto accettare il dominio dell’incertezza e di deduzioni controintuitive come ad esempio il concetto di coerenza quantistica tra corpi che sono apparentemente separati. Jung aveva tentato di "spiegare" l’esistenza di coincidenze significative coniando il termine di sincronicità per definire il principio dei nessi acausali. Notiamo bene che essa si oppone al ‘sincronismo' che denota la semplice simultaneità di due eventi. La sincronicità indica invece la connessione tra due eventi che avvengono in contemporanea, ma non in maniera causale; essi appartengono piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo. Dunque Pauli, pur senza giustificare fino in fondo il concetto, cercò di farne uso recuperando un irrazionale che sembrava possedere i connotati della realtà quantistica. Egli inizierà con Jung un carteggio che durerà 20 anni, dal quale, a mio parere, sono uscite cose strabilianti. Ad esempio Pauli, nel suo libro “Fisica e Psiche” dimostrerà che le rappresentazioni scientifiche (o i modelli), come quelli di Keplero, o di Einstein, sono nati da immagini interne spontanee; mentre Jung vorrà dimostrare che le sincronicità sono l'espressione di atti creativi nel tempo che manifestano una tendenza naturale alla creatio continua, che esprime un ordine psichico archetipico piuttosto che temporale.

Rileggo quanto scritto. Nella mente ho sempre: Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so. Mi decido allora a prendere Le confessioni. E’ lì che Agostino parla del tempo. Mi accorgo che bastano poche righe per fare esperienza della sua grande logica, della profondità, dell’acume e della capacità di visione. Resto ammaliata, atterrita! Dirò il perché cercando di farla breve! Non so se quanto prodigiosamente capito da Agostino fosse il risultato di una logica razionale o dell’emergere di immagini interne spontanee, fatto sta che lui dimostra di non potersi fidare del concetto di tempo; pensava già che il tempo scorresse diversamente in luoghi diversi e sosteneva che solo il presente esiste in ogni luogo; Se il futuro e passato sono, desidero sapere dove sono. Se ancora non riesco, so tuttavia che, ovunque siano, là non sono né futuro né passato, ma presente. Futuro anche là, il futuro là non esisterebbe ancora; passato anche là, il passato là non esisterebbe più. Quindi ovunque sono, comunque sono, non sono se non presenti. Aveva anche capito che dalla misura del tempo niente possiamo sapere sulle cose in sé: L'impressione che le cose producono in te al loro passaggio e che perdura dopo il loro passaggio, è quanto io misuro, presente, e non già le cose che passano, per produrla; è quanto misuro, allorché misuro il tempo. E questo è dunque, il tempo, o ciò che non è, il tempo che misuro. Ma più di tutto e di tutti aveva capito che per risolvere il dilemma del tempo bisognava abbandonare una logica che fosse SOLO naturalistica, per intraprendere anche quella dell’animo umano. Egli infatti non nega niente di quanto con la logica ha compreso, ma trova una soluzione alla suddivisione temporale alla quale tutti siamo visceralmente attaccati: Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell'animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa.

Si concentra poi sul ruolo della memoria e fa un esempio: Chi, volendo emettere un suono piuttosto esteso, ne ha prima determinato l'estensione col pensiero, ha certamente riprodotto in silenzio questo spazio di tempo e affidandolo alla memoria comincia a emettere il suono, che si produce finché sia condotto al termine prestabilito, o meglio, si produsse e si produrrà. La mia lettura delle confessioni è terminata qui, dopo questa frase. Piena, troppo piena, sono andata a dormire.

La mattina dopo, e dopo molto silenzio, ho scritto questo: E’ solo attraverso la memoria che il pensiero diventa atto. E che lo dica Jung, Agostino oppure la fisica moderna, sembra ci sia una tendenza naturale alla creatio continua. E se non avessimo memoria avremmo coscienza solo del pensiero dell’atto creativo, solo di questo silenzioso “spazio di tempo”, eterno, immutabile, non nel senso del non cambiamento ma nel senso del cambiamento puro, continuo, rispetto ad ogni relazione, senza necessità di ordine, interazione senza scopo, creazione incosciente di se stessa, avremmo coscienza di un amore incosciente! Il tempo dunque? Non è una cosa, né una proprietà delle cose. Il tempo è la relazione fra le cose che avvengono e l’interiorità spirituale dell’uomo, che le sottrae all’oblio conservandole nella memoria per riconoscerle come parte della propria storia, una storia personale.
 
Ottobre 4, 2021

Come ho spiegato ad una bambina (mia nonna malata di Alzheimer) che stava per morire

Ottobre 2, 2021

L’enigma del tempo

Ottobre 1, 2021

“Creatio continua” e memoria

Ottobre 1, 2021

Dissolvenze

Ottobre 1, 2021

Tempo possibile e tempo impossibile

Settembre 29, 2021

Il tempo immaginato

Settembre 29, 2021

Bianca

Settembre 29, 2021

Risorse del tempo

Settembre 28, 2021

Segni del tempo

Settembre 28, 2021

Io, Edipo e la Sfinge

Settembre 28, 2021

Esiste il tempo?

Settembre 28, 2021

Non puoi uccidere il tempo col cuore

Luglio 30, 2021

Il mare e la libertà

Luglio 30, 2021

La fatica del mare

Luglio 29, 2021

Aleph: insospettabile manifesto non aritmetico di giustizia libera

Luglio 28, 2021

Il confine tra libertà e solitudine

Luglio 28, 2021

La disciplina del mare

Luglio 27, 2021

Apeiron – mare e libertà

Luglio 27, 2021

Riviera

Luglio 26, 2021

Il mare dà libertà e libertà toglie

Luglio 26, 2021

La musica e il mare

Luglio 26, 2021

La libertà è dentro il mare

Giugno 9, 2021

Il diritto di opporsi

Giugno 9, 2021

L’opposizione nella scacchistica tradizionale e nel diritto moderno

Giugno 2, 2021

Diritto di opporsi, o dovere?

Giugno 2, 2021

Io mi oppongo!

Giugno 1, 2021

Coraggio, generosità e speranza

Giugno 1, 2021

Opporsi è reazione

Giugno 1, 2021

Triello

Giugno 1, 2021

Corpo libero

Maggio 2, 2021

Trasmettere conoscenza

Maggio 1, 2021

La conoscenza per la vittoria

Maggio 1, 2021

La conoscenza del giardino

Maggio 1, 2021

La passione del professore mancato

Maggio 1, 2021

Nuove rotte per librai e lettori

Maggio 1, 2021

– FOR WHOM THE BELL TOLLS – (A proposito di Autori e Lettori)