Corpi
in caduta libera


 

di Eliana D'Ambrosio


Il determinismo e le categorie che tutto spiegano hanno di che far ridere l’uomo che ragiona onestamente, non hanno nulla a che vedere con lo spirito e negano la sua profonda verità, che è quella di essere incatenato. Queste righe, così dirette, decise e prive di sfumature, sono tratte dal libro di Camus “Il mito di Sisifo”, saggio sul tema dell’Assurdo. L’assurdità, secondo Camus, nasce dal confronto, dal paragone fra uno stato di fatto e una certa realtà che lo supera. Si prende coscienza dell’Assurdo davanti all’abisso che c’è fra la certezza della propria esistenza e il contenuto che si tenta di dare a questa sicurezza. La catena è imbattersi nel fatto che questo abisso non sarà mai colmato.
Se si guarda con onestà, secondo l’autore le soluzioni sono due: si può scegliere di rinunciare alla vita (e lo si può fare in molti modi, più o meno consapevolmente) oppure di diventare un “uomo assurdo”, uomo che fa ritorno alla coscienza e evade dal sonno quotidiano. Questi i primi passi per la conquista di una libertà, una libertà “assurda”, che porta l’uomo ad obbedire alla propria fiamma. In questi ultimi mesi il mondo intero si è trovato di fronte la possibilità della morte. Come “uomini quotidiani” si vive di scopi, di avvenire, di passi rimandati, del credere che la vita abbia una direzione, ma tutto ciò è smentito dall’assurdità di una possibile morte. La reazione davanti a tutto questo non è stata però quella del riso, reazione dell’uomo divenuto assurdo. Prima dell’uomo assurdo, c’è l’uomo che ha paura. E quella paura è terribile.

Allora davanti alla morte si ragiona onestamente e si prende coscienza di questo: il contenuto che tentiamo di dare alla nostra esistenza (consapevoli o meno) ha a che fare con una nostalgia di unità e di assoluto; ha a che fare con una sensazione di sazietà. Terribile è stato per me prendere coscienza che la morte mi coglierà incolmata. Immediatamente ho sentito crollare il pavimento sotto ai piedi. Mi addormentavo e sognavo che all’improvviso cominciasse a crollare. Mi svegliavo e controllavo che fosse ancora li. E pensare che al tempo di “prima”, quotidiano era l’alzarsi dal letto al mattino, forse con gli occhi ancora chiusi, dando per scontato di avere sotto i piedi un pavimento dove compiere percorsi come ciechi fiduciosi.
E’ la paura la via da non rinnegare e da percorrere fino in fondo per accorgersi che tutto quotidianamente è disposto perché abbia origine una pace ammorbata che danno la noncuranza, il sonno del cuore e le rinunce mortali. Ecco cosa vedo: ecco cosa è il pavimento: la certezza di una pace ammorbata per la quale siamo disposti talvolta a sopportare ansia e angoscia dalle quali ci sentiamo schiacciati. A questo punto la mia paura incomincia a cambiare forma, ne assume una che sento poter combattere. Davanti a questa posso fare la mia rivolta perché riconosco che questa pace non è la mia fiamma. Allora ricapitolo con me stessa: quando le verità schiaccianti vengono conosciute sembra crolli il pavimento, ma in verità, sono io che mi rivolto, fino a farlo quasi crollare. Nulla dall’esterno l’ha minato se non uno sguardo onesto.

Bene! Ora il pavimento sta crollando! la mia paura però resiste e cambia nuovamente: è paura di cadere, e verso dove poi? Si racconta che Einstein domandò ad un imbianchino che aveva visto cadere dal tetto, cosa avesse provato. Pare che rispose: mi sentivo leggero e non sentivo più il peso del mio corpo. La sensazione del nostro peso nasce da quella di sentirsi schiacciati verso il basso da una forza perché esiste il pavimento, ma senza pavimento? Einstein dice: Non sentiremmo nessuna forza. In effetti il pavimento è un vincolo (i vincoli sono croce e delizia: delizia di chi vuole stare tranquillo e croce per chi vuole sentirsi libero). Abbandonando l’ultimo rimasuglio di animismo aristotelico e abbracciando la visione di Einstein: non ci sono più forze esterne, non esistono le forze che agiscono su corpi esercitate da altri corpi, la gravità non esiste! Einstein aveva scoperto la nostra vera natura: senza un pavimento sotto i piedi siamo tutti “corpi in caduta libera”. Se si spoglia del significato negativo che assume la parola “caduta”, semplicemente per la sua direzione verso il basso (è una convenzione!), diventa facile ritenerci corpi in “volo libero”. Senza forze esterne e senza vincoli, se ci si abbandona al volo, come si fa su una di quelle giostre da adrenalina, ci si sentirà finalmente leggeri, al contrario la tensione del corpo e la sensazione terribile di vuoto e la perdita di equilibrio avranno il sopravvento. Capisco allora che la paura si sconfigge con l’abbandono e l’accettazione di un destino che deve essere spogliato da direzioni privilegiate (e convenzionali!): se ci si conforma alle esigenze di una meta, si sarà schiavi della propria libertà e per quanto lontani ci si possa tenere da tutti i pregiudizi, morali o sociali, essi verranno subiti, diverranno barriere entro le quali rinchiudere la vita.

Mi domando: cerchiamo tutti la sicurezza di un pavimento, ma non sarà meglio la leggerezza? Anche Sisifo, nel suo essere condannato per l’eternità a trasportare un macigno su di una cima per poi farlo rotolare verso il basso e tornare nuovamente a compiere questo lavoro inutile, è libero. Come un corpo in caduta libera, Sisifo ritorna alla propria vita, una vita senza catene perché senza false illusioni o speranze. Sisifo si abbandona alla propria fiamma: egli “nega gli dei e solleva i macigni”. Sisifo non ha paura perché la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. Così Camus conclude il suo saggio, e davanti a questa sazietà che un cuore umano può assaporare, sento la mia paura pian piano acquietarsi e come per l’imbianchino di Einstein la leggerezza, nel cuore di Sisifo e nel mio, affiorare a tratti.

 
Novembre 30, 2020

L’esercizio della giurisdizione nell’emergenza sanitaria

Novembre 30, 2020

L’indifferenza dei mass media al funzionamento concreto della giustizia

Novembre 30, 2020

Samaritani della Giustizia

Novembre 30, 2020

Il costo dell’indifferenza nell’ultimo romanzo di Bottone

Novembre 30, 2020

Il viale delle acacie non profuma più

Novembre 30, 2020

Di carcere, chiavi e persone

Novembre 30, 2020

La giustizia e la strada della coscienza

Novembre 30, 2020

Dopo il carcere: una colpevole indifferenza

Novembre 30, 2020

Indifferenza e libertà

Novembre 30, 2020

L’Associazione Nazionale Magistrati casa di tutti

Novembre 30, 2020

Il disegno di legge sull’omofobia: dall’indifferenza alla differenza

Novembre 30, 2020

Non restare indifferenti alle stagioni del mondo

Novembre 30, 2020

Lo scempio di Napoli va avanti

Novembre 30, 2020

TOSSICO Indifferenti

Novembre 30, 2020

L’arma spuntata dell’indifferenza

Novembre 30, 2020

Indifferenza – Novembre 2020

Ottobre 30, 2020

Schnell

Ottobre 30, 2020

La velocità ci ha fregati tutti

Ottobre 30, 2020

La libreria è un luogo lento

Ottobre 30, 2020

Velocità e processo civile

Ottobre 30, 2020

Ho bisogno di velocità!

Ottobre 30, 2020

La velocità dei sogni

Ottobre 30, 2020

“Lentius”, allora

Ottobre 30, 2020

Alla velocità

Ottobre 30, 2020

Il treno e il tempo

Ottobre 30, 2020

La velocità e il tempo dei rimpianti

Ottobre 30, 2020

Sentire e gustare

Ottobre 30, 2020

5G: più veloce! … in che direzione?

Ottobre 30, 2020

La velocità – Ottobre 2020

Ottobre 5, 2020

Chi ha paura della salute mentale?

Ottobre 1, 2020

La Paura e le Traversate: da Lançon a Poulenc

Settembre 30, 2020

La paura – Settembre 2020

Settembre 29, 2020

La fattoria delle carezze nel tempo dell’assenza

Settembre 29, 2020

La paura e la speranza: fine e salvezza

Settembre 29, 2020

La notte più lunga

Settembre 29, 2020

Corpi in caduta libera