Bellezza

All'origine di innumerevoli pagine di letteratura e filosofia, di psicologia e di neuroscienze, di storia dell'arte e di sociologia, la bellezza, in questo tempo di pandemia, è sembrata mancare a tutti, in un modo o nell'altro. E nella mancanza si avverte il peso di certe categorie, di definizione non facile, eppure presenti nella mente, nel cuore, nella memoria e nelle nostalgie di tutti noi. Areopago, col suo modo ora introspettivo ora meditativo ora analitico, anche stavolta propone una serie di scritti brevi sul tema, sotto angolazione vistosamente diverse, eppure tutte attraversate da certe parole-chiave, come nostalgia, bisogno, ricchezza, salvezza, ricordo: la bellezza fu, è, sarà, si potrebbe dire. C'è la bellezza dell'accesso diretto alla semplicità del gesto (Alessandra Navarra) e alla vastità del cielo (la prosa poetica di Elettra Papaccio, ancora una volta). C'è la bellezza che cerchiamo di definire oggettivamente dalle nostre posizioni soggettive, e di cui riconosciamo, ad ogni modo, l'importanza, per quella che è la concezione che ne abbiamo (Antonio Lepre, Natalia Esposito, Rosamaria Mesiti). C'è la bellezza della testimonianza personale nella forma di racconto toccante (Paola Laudadio). C'è poi la specificità della bellezza femminile, tra modelli falsificanti e realtà inafferrabili (Mara Fortuna). Non può mancare la bellezza dell'arte, e dell'imperfezione che si fa arte in Modigliani tra ricordo e nostalgia di visioni più immediate (Almerinda Di Benedetto). La bellezza è poi declinata nella prospettiva di un certo calore familiare, domestico, intimo da Caterina De Martino. E poi le bellezze gettate a piene mani per i vicoli e gli anfratti del mondo, che sfuggono ai canoni e anzi fondano la loro verità in posture di perentoria felicità e dignità (Luigi Sebastiani). Ma poi ci sono gli interrogativi sullo "spazio" che riserviamo alla bellezza nella nostra vita, nella nostra vita dei giorni quotidiani (le provocazioni di Eliana D'Ambrosio). V'è infine la bellezza mistica di Dio, materializzata in certi luoghi santi e nell'oggetto più sacro, l'icona, nella cornice vasta, lacerata e splendente dell'incontenibile anima russa (Ivo Flavio Abela). E, forse non lontano dal contatto col divino, c'è la bellezza declinata nel ricordo di un amico scomparso (Eduardo Savarese).

La Redazione
 
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